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NAPOLI, TRIBUTO A MICHAEL JACKSON (Dall'8 all'11 ottobre 2009)
(Articolo letto 2417 volte)

Teatro Spazio Libero

Dall’8 all’11 ottobre 2009

Spazio Libero e coop. Tam Tam
Presentano

“RITRATTO DI MICHAEL JACKSON”
Progetto di Vittorio Lucariello

Con Amedeo Ambrosino, Giovanni Piscitelli, Mauro De Simone, Simona Di Maio


Perché uno spettacolo su Michael Jackson a pochi giorni dalla sua morte? Perché un così forte clamore?
Per chi si è meravigliato degli stadi gremiti, della folla lungo le strade, dei sette milioni d’interlocutori su Facebook, e noi pensiamo che queste persone siano tante, vorremmo dire che non conoscono il nostro mondo, quello attuale.


Gli eventi sono nell’aria, basta dare la giusta importanza, la giusta cornice ai vari accadimenti ed il numero di persone che vorrebbero partecipare potrebbe, se avvertite, raddoppiare. Nella scienza della comunicazione lo studio di questo rapporto è un capitolo importante.
La morte di Michael Jackson costituisce un evento epocale e va necessariamente rapportata ai tempi in cui viviamo.

Michael è morto a soli cinquant’anni, quando l’età media raggiunge ormai i settanta e gli ottanta, con punte di cento.
Questo determina la percezione di una morte prematura che, nel caso di un artista di così vasta fama, coinvolge emotivamente un grande numero di persone.
I funerali di Michael Jackson potrebbero essere paragonati a quelli di Rodolfo Valentino, che nel 1926 sconvolsero New York.
Il clima sociale delle due epoche presenta delle forti affinità e anche i tratti delle due personalità hanno molti elementi in comune.
Stranieri in patria, con una propensione all’istrionismo e all’esotico.

Entrambi vivono e rappresentano un tempo storico contraddistinto da una clamorosa evoluzione tecnologica.
Nei tempi di Valentino nasce il cinema, si inventa la catena di montaggio e l’automobile è padrona della strada, l’aereo diventa di linea e tutta la ricerca è direzionata su ciò che può facilitare la vita dell’uomo.
In quelli di Jackson, che sono i nostri e che quindi ci riguardano molto da vicino, le scienze tentano la riproduzione in laboratorio della macchina uomo.
Entrambi portano sulla propria pelle i segni di questa mutazione.

Un evento di natura mediatica così clamoroso ha quindi delle motivazioni profonde.
Ecco come il medium nasconde il messaggio ed ecco come il teatro nasconde i segni del tempo con il suo andare un po’ affannando perché la sua è una forma di linguaggio analiticamente lenta e non c’è la volontà di informare sui veri temi del mondo. Si arriva in tal modo a un distacco, a una non appartenenza all’evolversi della storia.

Il gigantesco gap diventa evidente in occasioni come questa.
Quale attore di teatro potrebbe con la sua morte scatenare un effetto simile a quello dì Jackson?
Ritornano in mente i funerali di Carmelo Bene. Pochi amici per l’ultimo grande attore che ci lasciava un immenso patrimonio culturale.
Il teatro ha trovato molte difficoltà nel tentativo di costruire una nuova forma espositiva alla ricerca di un progetto più convincente, legato al mutare dei gusti del pubblico. Un percorso era iniziato, poi si è interrotto.

Per esistere nella contemporaneità ci sarebbe bisogno di qualcosa che affermi la sua presenza nel mondo di oggi. li teatro di prosa non ha la necessità di incanalarsi nei destini del teatro lirico, questa sarebbe una scelta errata.
I grandi eventi globalì rendono evidente come il teatro abbia la necessità di un ampio cambiamento.
Questa necessità è sentita da più pàrti. Il feroce dibattito innescato dalle recenti dichiarazioni di Alessandro Baricco sul sistema culturale italiano, è tuttora in atto.

Il modo in cui vanno investiti i fondi statali è da riprogrammare incoraggiando l’attività teatrale nelle scuole e dando nuovo respiro alla ricerca. Questa potrebbe essere la via per un necessario rinnovamento.
Bisogna scommettere sui giovani e sui giovanissimi, con idee nuove che non devono spaventare.
C’è la necessità di impossessarci del momento in cui viviamo, che dobbiamo conoscere e che ci appartiene. La morte di Michael Jackson e i suoi spettacolari funerali sono stati la messa in scena del dolore per qualcosa del nuovo mondo che se ne andava via.

Il grande pubblico ha testimoniato il desiderio e il bisogno, di voler vivere nel suo vero tempo per partecipare con sentimenti antichi.
Dopo una testimonianza così “planetaria”, quale significato può avere ripercorrere tale “momento” in un teatro underground come Spazio Libero?
Al di là del circuito mediatico, oltre alla retorica dell’ultimo concerto allo Stapies di Los Angeles, resta la -riscoperta del sentimento, il desiderio di riportare Jackson alla sua dimensione umana, nei territori della storia e della memoria, nella dimensione autentica dello spettacolo.

Per Michael Jackson l’addio migliore è il ritorno a un luogo dell’arte, dove contano l’originalità e la testimonianza delle grandi mutazioni della nostra epoca.
Dopo le lacrime, che cosa interessa ai grandi canali d’informazione?
Il mistero della sua sepoltura.

Noi invece partiamo dalla sua immagine, da una serie di suoi ritratti, fatti oggi, inediti, come se fosse ancora vivo.
Con la volontà di rivederlo, in attesa di una inaudita, concreta rinascita.
Questo è il senso del Post Aeternum: spingere la scienza a bruciare le tappe incoraggiandola nella ricerca della reale immortalità, traguardo già oggi possibile in considerazione delle incredibili scoperte delle scienze umane.

Teatro Spazio Libero
Parco Margherita 28, Napoli. Info 081 40 27 12

www.spazioliberoteatro.it