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NAPOLI, TEATRO ELICANTROPO: LA STAGIONE 2009/2010
(Articolo letto 2418 volte)
Campaniameteo.it -

Prenderà il via, venerdì 16 ottobre 2009 alle ore 21.00, con il debutto, in prima nazionale, dello spettacolo La rivolta degli angeli di Anatole France, la stagione teatrale 2009/2010 del Teatro Elicantropo di Napoli, che giunge, nonostante le non poche difficoltà che ne caratterizzano il percorso artistico, al suo quattordicesimo anno di attività.
Lo spazio-eventi partenopeo, “umiliato”, ma non certo sconfitto, dalle sistematiche miserie politiche e culturali di questo paese, continua ad essere Terra Sconsacrata e ringrazia il pubblico, la critica e gli addetti ai lavori, che in questi anni hanno contribuito al successo del piccolo spazio teatrale.


Le attività proseguono con maggiore determinazione e con rinnovato impegno, indirizzate, come sempre, alla drammaturgia contemporanea, alla valorizzazione di giovani talenti artistici e al recupero di un rapporto diverso, più diretto e immediato con il pubblico, puntando sull’intelligenza e sulla sensibilità di coloro che non hanno ancora rinunciato alla riflessione e al sentimento.
Il Teatro Elicantropo conferma la sua vocazione al teatro politico, d'impegno civile e sociale, rivolto al contemporaneo, all’analisi e alla denuncia delle tragedie dei nostri tempi, frutto del cinismo, della crudeltà e dell’arroganza di un potere senza storia e senza scrupoli che, proseguendo nel lucido e metodico azzeramento dei più elementari diritti dell’uomo, mina alla base i valori della convivenza civile e della solidarietà.

“La nostra coscienza – rimarca il direttore artistico Carlo Cerciello – c’impedisce la resa e, affilando l’unica arma a nostra disposizione, affidiamo al teatro il compito di diffondere la nostra protesta”.
La stagione teatrale 2009/2010 sarà caratterizzata dalla presenza, in cartellone, di alcune fra le più significative novità italiane e, anche quest’anno, dalla lunga permanenza, in scena, degli spettacoli. Gli spazi del Teatro Elicantropo ospiteranno, come di consueto, la quinta edizione di Presente Indicativo, il festival del Teatro Civile, organizzato da Mario Gelardi e Tina Femiano, e la terza edizione del festival di Teatro Politico Sensibili al Potere.

Per il terzo anno consecutivo l’iniziativa Ius Primae Gratis, attribuirà, alle prime trenta prenotazioni telefoniche, pervenute entro il martedì precedente al debutto degli spettacoli, il diritto ad assistere gratuitamente alla prima rappresentazione, unitamente alla tessera MACΠ50, cinquanta tessere nominative a disposizione di tutti gli studenti, per assistere, a soli 3 euro, agli spettacoli del venerdì.

Informazioni

Teatro Elicantropo di Napoli, stagione teatrale 2009/2010
Napoli - Vico Gerolomini,3
Info e prenotazioni al numero 081296640
Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.30 (domenica)
email: teatroelicantropo@iol.it internet www.teatroelicantropo.com

Gli spettacoli


Da venerdì 16 ottobre a domenica 13 Dicembre 2009
La rivolta degli angeli di Anatole France
adattamento e regia Carlo Cerciello

Da giovedì 16 a domenica 20 dicembre 2009
Fugs Generation, ‘un assalto totale alla Cultura’
racconto rock di Antonio Marfella

Da giovedì 7 a domenica 17 gennaio 2010
Tutto andrà meglio, niente andrà bene (1989)
di Ramona Tripodi

Da giovedì 21 a domenica 31 gennaio 2010
Giochi di famiglia di Biljana Srbljanović
regia Massimiliano Rossi

Da giovedì 4 a domenica 21 febbraio 2010
L’Amleto, ovvero le ragioni di ognuno di David Corsoni
regia Roberto Morra

Da giovedì  25 a domenica 28 Febbraio 2010
Intrecci Paralleli, coreografia Elena e Sabrina D’Aguanno
regia Rosario Liguoro

Da giovedì  4 a domenica 14 marzo 2010
Presente Indicativo, ‘teatro e cronaca raccontano il presente’
V Festival del Teatro Civile, direzione artistica Tina Femiano e Mario Gelardi

Da giovedì 18 a domenica 28 marzo 2010
Mutu di Aldo Rapè
regia Lauro Versari

Da giovedì 1 a domenica 18 aprile 2010
Appunti di un riparatore
testo e regia Massimo Maraviglia

Da giovedì 22 Aprile a domenica 2 maggio 2010
L’arte di essere povero, dalle memorie di Boniface de Castellane (ed Excelsior 1881), diretto e interpretato da Roberto Azzurro

Da venerdì 16 ottobre a domenica 13 Dicembre 2009

Laboratorio Teatrale Permanente Teatro Elicantropo Anonima Romanzi
Kinesis di Napoli
 presentano
 
La rivolta degli angeli
di Anatole France

adattamento e regia Carlo Cerciello

con
Antonio Agerola, Gianni Ascione, Raffaele Ausiello,
Elisabetta Bevilacqua, Paola Boccanfuso, Roberta Cacace,
Roberta Caiazzo, Viviana Cangiano, Gianni Caputo,
Sara Cardone, Giuseppe Cerrone, Cinzia Cordella,
Giusy Crescenzo, Leyla D’Angelo, Pietro D’Onofrio,
Mario De Masi, Ada De Rosa, Amedeo Di Capua,
Pina Di Gennaro, Martina Di Leva, Marco Di Prima,
Fabiana Fazio, Stefano Ferraro, Valeria Frallicciardi,
Paolo Gentile, Margherita Grieco, Serena Lauro,
Marianna Liguori, Cecilia Lupoli, Marina Macca,
Aniello Mallardo, Emilio Marchese, Giampiero Maresca,
Teresa Moccia, Giulia Musciacco, Valentina Sanseverino,
Marco Sgamato, Cira Sorrentino, Renato Zagari, Giosuè Zurzolo

scene Roberto Crea
costumi Lucia Franciosa, Sandra Banco
movimenti coreografici Eugenio Dura
il brano eseguito da Mirà & Mirà è composto da Paolo Coletta

prima nazionale

La sana inversione etica del concetto di bene e di male, la neo rivoluzione francese degli angeli ribelli al despotismo divino, la condanna senza appello della assurdità della guerra, il rifiuto del potere in quanto origine di ogni aberrazione della ragione e del sentimento, la violenta denuncia anticlericale a favore di un sano e liberatorio materialismo edonista, mi spingono a considerare questo romanzo del giovane vecchio Anatole France, molto vicino ad un ex sessantottino, nient’affatto pentito, come me.


Mettete dei fiori nei vostri cannoni cantavano i diciottenni del ’68 o, ancora, Fate l’amore non fate la guerra recitava uno degli slogan più diffusi e fu, ancora una volta, Parigi, in Europa, a capeggiare la rivolta contro una borghesia autoritaria, assolutista, ignorante e soprattutto vecchia, una rivolta etica e sociale, prima ancora che politica. Paradossalmente, La rivolta degli angeli sembra scritta nella veggente intuizione del nobel francese, che un giorno, in nome della vittoria del bene contro il male, un macellaio di nome George Bush avrebbe cambiato il mondo a suo piacimento, riducendolo ad una colonia sottoposta agli interessi dei maggiori potentati economici mondiali. Quanto ci appaiono tragicamente attuali, dunque, nel romanzo  di France, l’invadenza della chiesa, il cinismo affaristico del mondo della finanza, l’ipocrisia opportunista della politica, la visione conservatrice della cultura, contraria ad ogni coraggiosa sperimentazione.
Il vecchio settantenne Anatole France, con il suo La rivolta degli angeli, offre alle generazioni di Facebook, un esempio di autentico anticonformismo, nonché lo sferzante stimolo ad amare la diversità come ricchezza culturale e sociale, contro ogni autoritaria omologazione del pensiero.   

Da giovedì 16 a domenica 20 dicembre 2009

Vesuvioteatro
presenta

Fugs Generation
un assalto totale alla Cultura
racconto rock di Antonio Marfella

scene, costumi e ricerca iconografica Roberto Crea
suono Paolo Vitale
collaborazione artistica Claudio Di Palma


Nato da un programma radiofonico realizzato per il ciclo Storyville di RadioTre,
Fugs generation è una sorta di concept album teatrale sviluppatosi in cantine, cabaret e club musicali.
Nient’altro che la rievocazione dei quattro anni di vita della banda rock più sconosciuta nella storia della civiltà occidentale. Eppure Bob Dylan andava vociando fra le strade del Greenwich Village che stavano facendo la storia del rock e Frank Zappa, estasiato dalle loro esibizioni, li chiamava Maestri Ispiratori.
Anche poliziotti e federali furono accaniti seguaci di questi guerriglieri del rock, impegnandosi con costanza ad ostacolarne l’attività con divieti, sabotaggi, devastazione dei locali dove s’esibivano, arresti.
Un’abnegazione che lascia attoniti: o Polizia ed FBI erano una manica di coglioni perditempo, o gli straccioni debosciati come i Fugs rappresentavano una minaccia insidiosa all’American Way Of Life. A scandire il tempo della loro musica indefinibile, incollocabile, inascoltabile, gli spari assassini su Malcom X, Martin Luther King, Bob Kennedy e lo shock della Sporca Guerra del Vietnam. Immerso in un polveroso bric-à-brac di vecchie pubblicazioni, dischi di vinile, libri ingialliti, poster e immagini, il narratore, fra microfoni, mixer e amplificatori, s’arrampica, come un oscuro dee-jay, sulle note instabili e impervie dei Fugs per evocarne le gesta, come se gl’importasse qualcosa, come se a qualcuno debba interessare.
Era il tempo in cui i ragazzi erano per alcuni una minaccia, per altri una promessa. Era poco prima che diventassero un mercato.
 

Da giovedì 7 a domenica 17 gennaio 2010

Inbilicoteatro
 presenta

Tutto andra’ meglio, niente andra’ bene
(1989)
di Ramona Tripodi

con
Gianluca d’Agostino, Massimiliano Ferrari, Marco Mannucci
Giuseppe Pipolo, Ramona Tripodi

disegno luci Marco Falco 
suoni Stefano Bottalla


Qualunque possa essere stato l’elemento scatenante, o il vero protagonista dell’abbattimento del muro, si è trattato di un momento di pura magia. La presa di una città da parte della sua popolazione.
Giovedì 9 Novembre 1989 sotto la luna piena, quella notte hanno smesso di esistere berlinesi orientali e berlinesi occidentali, tutti si sono sentiti membri di un’unica immensa famiglia e tutti hanno ballato e si sono abbracciati inebriandosi di tale spirito. C’è un muro in ognuno di noi.
E’ il nostro demone, è ciò che crea un di qua ed un aldilà, buono o cattivo, ricco o povero. Non si può scegliere se nascere a Posillipo o nelle vele di Secondigliano. Abbattere il muro, issarsi in cima e cavalcare il confine è cavalcare l’intimità della propria anima, l’istante che passa tra il lasciare andare quello che eravamo, per far posto a ciò vorremmo essere, si dilata e si fa eternità.
“Dov’è rimasto il nostro sorriso?” fu scritto sul muro di una casa nel centro di Pankow (da C.Wolf): le persone sono costrette a sorridere in modo riflesso quando leggono quella scritta. Un Paese è abitabile quando si può provare nostalgia per esso. Probabilmente ci sono molte persone in giro per il mondo che sentono nostalgia ma è sempre una nostalgia per un Paese che non esiste più, per città ormai sommerse. Provano nostalgia di una Napoli o di una Berlino ormai perdute... nessuno è escluso dal destino della “discrepanza”.
 

Da giovedì 21 a domenica 31 gennaio 2010

Teen Theatre e Taratatà produzioni teatrali
presentano

Giochi di famiglia
di Biljana Srbljanović

con
Chiara Orefice, Ettore Nigro, Sara Missaglia, Massimiliano Rossi

scene Sara Trapani
costumi Luca Sallustio
disegno luci Ettore Nigro
foto Manuela Giusto
regia Massimiliano Rossi

“Sono quattro bambini, cittadini di uno Stato in rovina, in un campo da gioco, architettura degradata risalente ai tempi del realismo socialista, non sono poveri e in realtà sono già grandi; adulti che interpretano bambini che giocano a fare gli adulti”. Biljana Srbljanović
Le grandi speranze del 1989 non si sono realizzate. Nel quadrante sud orientale del continente, l’ex Jugoslavia è stata dilaniata da guerre, pulizie etniche, guerre civili, concludendo tragicamente la Storia Europea del 20° secolo. Il conflitto più efferato e feroce mai scoppiato in Europa sin dai tempi della Seconda guerra mondiale, ha prodotto milioni di profughi e centinaia di migliaia di vittime, là dove serbi, croati, bosniaci, albanesi-kossovari, la grande famiglia multietnica della ex Jugoslavia, vivevano in una relativa condizione di prosperità. L’esperienza della generazione dei genitori, quella del tempo della resistenza al nazifascismo e della seconda guerra mondiale, non è stata trasmessa alla generazione figlia, responsabile di questa ultima guerra dei Balcani. Era questa la generazione destinata a non avere preoccupazioni, né quindi destino politico; una generazione storicamente deresponsabilizzata, nata da un grande sacrificio, che non avrebbe dovuto combattere, obbligata ad una felicità solo ideale, come degli eterni minori beati e riconoscenti per non avere alcuna responsabilità, né potere decisionale. Un sistema sociale, fondato sull’ignoranza della generazione figlia, impiega poco a sciogliere la logica interna che tiene insieme una società. La violenza entra in scena per difenderci quale elemento inevitabile, talvolta immaginario, ma sempre provocato dall’altro.


Da giovedì 4 a domenica 21 febbraio 2010

Kinesis di Napoli
presenta

L’Amleto
ovvero le ragioni di ognuno
di David Corsoni

regia Roberto Morra


Una compagnia, il riallestimento di “Amleto”, una tournée da affrontare. Il lavoro dell’attore, per l’attore stesso “il centro dell’universo”. L’analisi, i conflitti tra la personalità dell’attore e quella del personaggio, i confronti - scontri che attraversano da secoli gli allestimenti, i dubbi.
“Il dubbio amletico” forse? O il dubbio dell’attore, le sue insicurezze, la sua sicumera, la sua capacità di sfuggire sempre allo sguardo della vicenda e porsi sempre al centro della vicenda stessa, come voler cambiare la vicenda e porla al suo servizio, al suo modo di essere attore, non curante del servizio che egli stesso deve rendere alla vicenda.
L’attore diventa suo malgrado pedina di un gioco al massacro, piccoli conflitti e rivalità che si  fondono a quelli patologici, dinastici e di vita che reggono “Amleto” e la sua corte. Una ininterrotta sequenza di supposizioni, dubbi e vicende reali tali da portare i personaggi o, se si vuole gli attori, ai limiti di una follia che li vede ora vittime ed ora carnefici, ma sempre artefici di un reale scisso con una fantasia che galoppa all’impazzata.
Anima razionale di una storia infinita, ma sempre unica: i tecnici della compagnia, che tra scene da ripristinare, costumi da rivitalizzare, con sempre un occhio alla semplificazione, ridanno periodicamente equilibrio alla bilancia a cui gli attori sono da sempre aggrappati affinché l’ago penda sempre a loro favore.
“Amleto” quindi alla fine della storia resta “amletico” pronto ad offrirsi a nuove e future interpretazioni, a nuove e future prospettive senza alterarne la drammaticità e allungando la ininterrotta sequela di visioni per segnare le mille sfaccettature sempre sfuggenti. Insomma una messinscena di “L’Amleto…” assolutamente contemporanea, nella quale con spirito leggero, abbiamo cercato di dare una nuova chiave di lettura, a tratti comica, senza minimamente tradire l’essenza drammaturgica del testo.
 

Da giovedì  25 a domenica 28 febbraio 2010

Akerusia Danza
presenta

Intrecci Paralleli
coreografia Elena e Sabrina D’Aguanno

video artista Enrico Grieco
musiche Mimmo Napolitano e Giuseppe Di Colandrea

con
Sabrina D’Aguanno

e con
Ina Colizza, Viviana Di Napoli, Laura Ferraro
Mayra Garcia, Daniela Mancini, Irene Scamardella, Guglielmo Schettino

regia Rosario Liguoro

Lo spettacolo è il frutto dell’incontro tra due sensibilità e dimensioni artistiche, che già negli anni scorsi hanno collaborato a progetti congiunti di ricerca: la danza di Elena e Sabrina D’Aguanno e il teatro danza di Rosario Liguoro.  L’incontro rappresenta una contaminazione di stili e linguaggi che vanno dalla danza contemporanea al mimo corporeo. Le due compagini artistiche si sono inoltre avvalse dell’apporto del video artista Enrico Grieco e dei musicisti Mimmo Napolitano e Giuseppe Di Colandrea. Il tessuto narrativo dello spettacolo verte sulla figura di una donna senza nome, che vaga in uno spazio/tempo indefinito alla ricerca della propria identità perduta. Le sue anime interiori si manifestano all’esterno grazie alle immagini corporee dei sogni e delle memorie distillate e rifratte attraverso i corpi delle danzatrici e dei danzatori ed attraverso le immagini proiettate.  L’intreccio tra sogni, incubi, racconti e ricordi del passato,  trova la sua concretezza poetica in una collocazione spazio-temporale definita e nello stesso indefinibile, scenario possibile del quotidiano. La storia si snoda tra astrazioni, spunti onirici, metaforici e riferimenti realistici, assolutamente chiari e leggibili ad ogni livello senza significati reconditi e, volutamente, spesso senza riferimenti drammaturgici

Da giovedì 4 a domenica 14 marzo 2010

Associazione Altamarea
presenta

Presente Indicativo
‘teatro e cronaca raccontano il presente’

V FESTIVAL DEL TEATRO CIVILE

direzione artistica
Tina Femiano e Mario Gelardi

Che cosa è?

Il presente
Quello che accade nel momento in cui viviamo, nel momento in cui ne parliamo.
Il presente, quello che raccontiamo e ci raccontano.
La realtà vista da due punti di vista, quella oggettiva, fatta dai racconti dei testimoni. Quella “teatrale”, mediata dalla visione dell'artista.
“Presente indicativo” si propone proprio questo, raccontare la “cronaca” della nostra vita, e la realtà vista dal teatro.

Il teatro come impegno civile.
Come testimonianza, ma anche presa di coscienza dei grandi temi del nostro tempo.
Il teatro come strumento suggestivo per conoscere ed approfondire i tempi moderni, afferrarne gli odori, gli umori, i colori.
 “Presente indicativo” vuole riunire a Napoli, gli spettacoli, gli incontri, gli esponenti più interessanti di quello che comunemente viene chiamato “Teatro Civile”.
Accanto, o meglio parallelamente, raccontare il nostro tempo, attraverso testimoni che sono stati protagonisti di alcuni degli avvenimenti più importanti degli ultimi anni.

Da giovedì 18 a domenica 28 marzo 2010

Prima Quinta di Bari
presenta

Mutu
di Aldo Rapè

con
Aldo Rapè e Nicola Vero

regia Lauro Versari


“Uno che fa prostituire la propria moglie è davvero una brava persona … Non parlare così della mamma! E come ne devo parlare? Come se fosse la Madonna? La mamma era la Madonna! La Madonna non si sarebbe mai prostituita! Se avesse avuto undici  figli da sfamare, forse, l’avrebbe fatto pure lei! Mutu, ta’ stari mutu!”

U parrinu e u mafiusu. Una storia di due fratelli. Due vocazioni a confronto. Due uomini sotto lo sguardo dello stesso Dio. Saro e Salvuccio, u parrinu e u mafiusu. Insieme dopo tanti anni. Muti, tutti muti per anni, muti per fame e per necessità. Ma un giorno la coscienza ed il sangue cominciano ad urlare, mentre i Santini, sorridendo, stanno a guardare. C’è nell’aria puzza di mafia, puzza di qualcosa di sporco. Qualcosa perché ancora non si riesce a definire cosa. L’organizzazione delle stragi si è trasformata in organizzazione imprenditoriale. Si è fusa con la politica, con le amministrazioni pubbliche e quelle private. In modo capillare è entrata nelle chiese, nei palazzi e soprattutto nelle case della povera gente. La gente che spesso è dimenticata nei vicoli storici delle grandi città o nelle sue fredde periferie, quella gente che alle volte, solo per tirare a campare, apre la porta della propria casa a questo sgradito ospite. Un ospite che si impossessa di tutto in modo risoluto e religioso. La fede in Dio alla base dei contratti tra gli affiliati, i Santini come testimoni della cerimonia di nozze e la Bibbia diventa il libro dell’Eccellenza, la Grande Guida per il comando dei boss. Un profondo senso religioso anima i mafiosi, cartoni animati quasi leggenda, la stessa religione e lo stesso credo che anima la Chiesa di Dio.

Da giovedì 1 a domenica 18 aprile 2010

Cantieristupore
presenta
Appunti di un riparatore
testo e regia Massimo Maraviglia

Il momento culminante di ogni esistenza dovrebbe essere una grande festa dove ritrovare tutte le persone che hai incrociato camminando, tutte, ma proprio tutte, anche quelle viste solo per pochi nanosecondi, guardarsi benevolmente - anche con chi ti ha fatto qualche danno - e dirsi “hai visto?
Hai capito com'è che sono andate le cose? Meno male che ci siamo incontrati.”          
  Beniamino Carmatore

Da giovedì 22 aprile a domenica 2 maggio 2010

mede a. net
 presenta
 
L’arte di essere povero
dalle memorie di Boniface de Castellane (ed Excelsior 1881)

drammaturgia di Massimiliano Palmese

diretto e interpretato da Roberto Azzurro


Nel 1925 il conte Boniface de Castellane pubblica a Parigi L’arte di essere povero, un libro di memorie che prende l’avvio dal divorzio dall’ereditiera americana Anna Gould.
In dieci anni di matrimonio Boni aveva infatti messo alla prova la pazienza della moglie, dilapidandone il patrimonio per comprare abiti di lusso, oggetti d’antiquariato, cavalli e castelli, e per costruire quel Palais Rose dove il “Re di Parigi” aveva dato cene e feste che sarebbero rimaste nella storia della Belle Époque.
Eppure dietro la maschera del dandy – redingote di taglio impeccabile, pantaloni col sottopiede, cappello a cilindro e un fiore all’occhiello – c’è una mente lucida e un umorismo tagliente.
In questa conferenza-spettacolo è Boni stesso a esporre le sue idee anticonformiste su denaro, lavoro, cultura, arte, educazione dei giovani e politica, per raccontare come si possa vivere la crisi con un tocco di classe, semplicemente imparando L’arte di essere povero.