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.:: Campaniameteo.it - PALINURO (Salerno), IL 25 SETTEMBRE CONCERTO BANDISTICO ::.

PALINURO (Salerno), IL 25 SETTEMBRE CONCERTO BANDISTICO
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Sabato 25 settembre 2010, alle ore 21,30, il gran finale della due giorni di festeggiamenti, in onore di Sant’Antonio del porto di Palinuro, del quale si ricorda il miracolo, avvenuto nel lontano 1949, di aver guidato il peschereccio “Quartigliere”, con una luce misteriosa, al salvataggio di due pescatori di pesce spada, dispersi da una tempesta improvvisa presso Capo Palinuro, temuto per il suo malefico ponente, saluterà il debutto del Gran Concerto Bandistico “Città di Palinuro”, affidato alla bacchetta del M° Giuseppe D’Angelo.

La performance, segnerà la ri-nascita della banda della perla della costiera cilentana, assente dal 1945, dopo essere stata attiva durante l’intero secondo conflitto mondiale e che schiererà, quale primo clarinetto l’unico testimone di quella storica formazione, Olindo Ciccarino, ottantaduenne, uno dei primi diplomati di questo ferace vivaio di talenti musicali.

L’Associazione Culturale Bandistica “Città di Palinuro”, presieduta da Salvatore Martuscelli e con un pugliese doc, Antonio Capurso di Gioia del Colle, la cui origine non può nascondere la forte passione per questo genere, quale vice-presidente, supportati dal responsabile amministrativo Francesca Cusati, ha naturalmente inaugurato anche l’annessa scuola di musica, i cui migliori elementi debutteranno con a fianco esperti strumentisti, proprio sabato sera.

A tenere a battesimo la neo-nata formazione, un flicornino solista d’eccezione, Franco Toriello, impostosi con il suo suono, rotondo e avvolgente, su tutte le massime piazze d’Italia, il quale avrà a suo fianco il flicorno soprano Angelo Forte, il flicorno tenore Alberto Barba e il flicorno baritono Gennaro Cozza. Impegnativo il programma, a cominciare dalla marcia sinfonica “Marchesina” di Francesco Marchesiello, dall’inimitabile trio. Ci si sposterà poi, nel salotto di Anna Glavari, con una brillante fantasia sulle più amate melodie de’ “La Vedova Allegra” di Franz Lèhar , capolavoro di un’operetta ancora sulla scia del valzer. Esempio di una piccola cultura danubiana, la “vedova” suggerisce una delle ultime avventure mondane, in un mondo di ambasciatori, contesse, gigolò, viveurs squattrinati e alcove proibite.

Un mondo dove la pochade si unisce alla commedia di sentimenti e dove ci si può ancora commuovere sulle ali di un giro di valzer. Dal salotto di Anna Glavari, ci si sposterà nella casa di Violetta del primo atto e, nel secondo, in quella di Flora, affollata non soltanto da matadori e zingarelle, dove rivivrà la Traviata, che avrà la voce del flicornino di Franco Toriello, immersa "di voluttà nei vortici" mentre l'altra, la santa per amore, si purifica nella spoglia semplicità della casa di campagna, fino ad apparire, quasi estatica, ed immersa in una luce celestiale nel finale del secondo atto, dopo il violento insulto di Alfredo.

La Violetta di Franco Toriello ci  riporterà vicino all’arte del prendere i fiati, di governarli più per segreta intelligenza che per tecnica, per il senso, l’espressione corporea del suo suono, per il suo gioco d’emissione, poiché non è semplice “cantare” Verdi. Bisogna aver coscienza e mezzi per far sciogliere la cabaletta come un gomitolo d’argento sull’agonia d’una burrasca, di colpo il senso drammatico del personaggio deve essere rovesciato addosso allo spettatore, ma tratteggiato con contorni che più nitidi e puri non possono essere. Un salto a Pekino, al tempo delle favole, per elevare il “Nessun dorma”, della Turandot di Giacomo Puccini, prima di chiudere con un ricchissimo canzoniere  dedicato ai massimi successi degli spensierati anni ’60.