Mercoledì 28 Settembre 2016
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IL MAREMOTO DI REGGIO CALABRIA E MESSINA
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Riportiamo alcuni stralci di articoli che testimoniano il dramma del 28 dicembre 1908, giorno in cui all'alba un violento terremoto seguito da un maremoto con onde alte fino a 10 metri distrussero Messina e Reggio Calabria. Secondo recenti studi è stata una frana sottomarina, e non il terremoto come si credeva, a scatenare il maremoto che il 28 dicembre 1908 travolse Messina, Reggio Calabria, lo Stretto la Sicilia orientale. La scoperta, di un gruppo di geologi dell’università di Roma Tre e di geofisici dell’università di Messina, è in fase di pubblicazione sulla rivista Geophysical Research Letters, edita dall’Unione Americana di Geofisica.

“Le frane sono un fenomeno frequente quanto imprevedibile. Tuttavia conoscere meglio le zone più a rischio potrebbe avere risvolti significativi per la Protezione civile”, osserva Andrea Billi, autore della ricerca con Renato Funiciello, Liliana Minelli e Claudio Faccenna, dell’università di Roam Tre, e con Giancarlo Neri, Barbara Orecchio e Debora Presti, dell’università di Messina. “Ora – aggiunge – sappiamo che la frana si è verificata lungo la scarpata continentale della Sicilia sul versante del Mar Ionio”.

Da questa stessa zona, secondo gli studiosi, circa 8.000 anni fa si staccò un’altra frana che provocò un altro maremoto.
Indagini oceanografiche, carotaggi, dati sismici e sulla morfologia sono le tecniche di analisi che permetteranno di conoscere e controllare le zone a rischio.
La frana all’origine del maremoto del 1908 è stata localizzata in una zona del mar Ionio antistante a Giardini Naxos e distante dalla costa fra 80 e 100 chilometri. Si spostò una quantità di roccia di circa 20 chilometri cubi, un pò più grande rispetto a quella che nel 2002 provocò l’onda anomala a Stromboli.
I ricercatori hanno ricostruito l’evento sulla base della velocità dell’onda (che viaggiava a non meno di 100 chilometri orari) e calcolando il tempo impiegato dall’onda a raggiungere la coste sulla base dei dati storici pubblicati nel 1910 dal geografo Mario Baratta che, con interviste condotte in 30 centri abitati lungo le coste siciliane e calabresi dello stretto di Messina, aveva stabilito che lo tsunami era avvenuto fra 8 e 10 minuti dopo il terremoto.

Terremoto di Messina, il primo giorno

Sono le 5.21 del mattino, è ancora buio, quando una violentissima scossa di terremoto investe i due versanti dello Stretto di Messina. Il fenomeno è segnalato dagli osservatori sismici sparsi in tutto il Paese. A Mineo (Cosenza) «tutte le leve dei sismografi sbalzate. Orologio sismografo fermato». A Moncalieri (Torino) «amplissima registrazione di terremoto lontano». [Cds 28/12/1908 ed. pom.]
Undicesimo grado Mercalli
La scossa principale del terremoto dura più di 30 secondi, è localizzata in un tratto di mare tra Messina e Reggio Calabria, ha una magnitudo di MS=7.5 e un’intensità pari all’XI grado della scala Mercalli. [Omori 1909, Baratta 1910]

Crolla tutto: balconi, muri, finestre
«Noi dormivamo ancora; a un tratto fummo svegliati dal tremore dei vetri e dal letto fummo sbalzati subito a terra. Pioveva a dirotto, il cielo era nerissimo. Tutti in famiglia ci mettemmo a gridare: “È il terremoto, aiuto!”, mentre da ogni parte altre voci invocavano “Aiuto! Soccorso!”. Un brivido di morte ci fece tremare per qualche minuto. L’armadio della nostra camera da letto cadde con gran fracasso. Fuggii in camicia come una pazza seguendo mio fratello e mia sorella; ma sulla via ci perdemmo. Trovai altri che fuggivano e gridavano... mentre sulle vie cadevano balconi, muri, finestre e l’acqua era tanta che affondavamo fino alle ginocchia. Verso la marina il fango era enorme. Il mare mugghiava sinistramente; la passeggiata era tutta un lago. Come giunsi al porto non so: fui spinta da urti, da braccia ignote e da ignota forza... Mi sentivo correre dietro la morte. Temevo di soccombere, di cadere, di essere travolta nella fanghiglia, nell’acqua: Mio Dio, qual terrore! Dove saranno mio fratello Carlo, mia sorella Carmela?» (Antonietta Lipori – imbarcata a Messina sul piroscafo Montebello e arrivata oggi stesso a Catania ferita, «pressoché ignuda», insieme a un altro ferito – in un dispaccio del Messaggero da Catania). [Cds, 29/12/1908]

Onde alte dieci metri
Ore 5.30 circa. Almeno tre onde di maremoto colpisono la costa siciliana e quella calabrese. Nel porto di Messina raggiungono un’altezza fra i due e i tre metri sopra il livello del mare: molti edifici vengono completamente spazzati via. L’apice del maremoto è comunque più a sud, tra Giardini Naxos e Nizza di Sicilia: qui l’onda arriva a un’altezza di dieci metri. Una di otto travolge il borgo di Giampilieri, nei pressi di Messina. A Pellaro, sulla costa calabrese, il mare rade al suolo il centro abitato e sposta di trenta metri un ponte di ferro. [Dickie 2008, Cds 24/12/2008]

Messina distrutta e isolata
Messina, che conta 140 mila abitanti, è in macerie e sotto le macerie ci sono decine di migliaia di corpi, mente altri sono stati inghiottiti dal maremoto. I palazzi della zona del porto rasi al suolo, così come il municipio e il duomo. Mancano luce, acqua, gas. In cinque zone divampano gli incendi. Distrutta anche Reggio Calabria (45 mila abitanti): crollati gli edifici sul lungomare, una caserma, il municipio, la cattedrale. Ma nessuno per ora può saperlo: Messina e Reggio sono isolate. Telefono, telegrafo e radiotelegrafia interrotti. Interrotte tutte le linee ferroviarie a causa delle frane e del crollo delle gallerie. [Cds 29/12/1908, Dickie 2008]

La tragica grandezza dell’orrore
«È impossibile descrivere l’orrore in tutta la sua tragica grandezza: pressoché tutta la fiorente città era ridotta a un cumulo di macerie; e in mezzo a tanta rovina, come giganteschi e sinistri scheletri, restavano in piedi le mura del Municipio  e del Grand Hotel Trinacria diroccate esse pure. Tutti gli altri splendidi palazzi che sorgevano lungo la marina e il corso Garibaldi erano scomparsi. Le vie erano ostruite: in vari punti della città, ormai ridotta a un’orribile rovina, si levavano sinistre le fiamme sanguigne e il fumo avvolgente degli incendi che qua e là si erano sviluppati in quel momento terribile» (dal racconto dei marinai della torpediniera Saffo, che faceva servizio di trasporto di pane a Messina, alla Tribuna) [Cds, 30/12/1908]

Quelle case in stato miserevole
Tarda mattinata. Il direttore dell’Osservatorio ximeniano di Firenze, padre Alfani, al Corriere: «In dodici anni di pratica di osservatorio non avevo mai avuto una registrazione così imponente! Si tratta di 600 millimetri. Le macchine hanno così sofferto per la violenza degli urti che a un certo punto hanno cessato anche di registrare. (...) Deve trattarsi di cosa spaventosamente disastrosa, tanto più considerando lo stato in cui si trovano le case in Calabria; stato davvero miserevole pei difetti di costruzione e per le conseguenze dei terremoti antecedenti». [Cds 29/12/1908]

«Terremoto distrusse buona parte Messina»
Ore 14.50. La torpediniera Spica, che era nel porto di Messina al momento del terremoto, riesce a trovare una stazione telegrafica funzionante a Marina di Nicotera, sulla costa tirrenica della Calabria, e invia a Roma la prima notizia della catastrofe: «Ore 5.20 terremoto distrusse buona parte Messina. Giudico morti molte centinaia. Case crollate, sgombro macerie insufficienti mezzi locali. Urgono soccorsi per sgombro, vettovagliamento, assistenza feriti. Ogni aiuto sarà insufficiente». [Cds 29/12/1908, Boatti 2004]

Dodici ore per sapere
Ore 17.35. Arriva a Roma il messaggio della Spica. Fino a quest’ora non s’è avuta alcuna notizia diretta da Messina e Reggio. Sono passate più di 12 ore dalla catastrofe. [Boatti 2004]

Tempo pessimo, maremoto furioso
Messina, «specialmente nella parte guardante il mare, ha avuto danni enormi, irreparabili. Palazzi tra i più belli, solide chiese e teatri hanno ceduto più o meno completamente all’urto formidabile della scossa ondulatoria e sussultoria. Le macerie si accumulano in terra travolgendo quanti non furono svelti e fortunati nella fuga. È superfluo dire che lo spavento e la costernazione raggiunsero tragiche proporzioni. Un coro assordante, lugubre di migliaia di voci s’innalzò tra lo sgomento generale invocando soccorso. Il tempo, per di più, era pessimo, la mattinata oltremodo buia. (...) Il maremoto furioso ha affondato molte barche della marina. Fra le vittime ci sono numerosi marinai. (...) I detenuti sono fuggiti dalle carceri giudiziarie. E mentre ruinano le case e gli uomini fuggono, molti malviventi riuniti in squadre scorrazzano la città fra le macerie rubando e depredando dove possono. Tra le disgrazie va segnalato lo scoppio del gazometro, che ha fatto sviluppare un terribile incendio alimentato da un vento furioso». (dispaccio da Palermo del Messaggero) [Cds 29/12/1908]

Fonti: http://cinquantamila.corriere.it/

Corriere della Sera (Cds); Mario Baratta, La catastrofe sismica calabro-messinese, Società geografica italiana, Roma 1910 (Baratta 1910); Giorgio Boatti, La terra trema. Messina 28 dicembre 1908. I trenta secondi che cambiarono l’Italia, non gli italiani, Mondadori, Milano 2004 (Boatti 2004); John Dickie, Una catastrofe patriottica. 1908: il terremoto di Messina, Laterza, Bari 2008 (Dickie 2008).