Venerdì 30 Settembre 2016
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POTENZA, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DINU ADAMESTEANU
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Museo archeologico nazionale della Basilicata Dinu Adamesteanu

Sede: Via Andrea Serrao c/o Palazzo Loffredo;   Tel. 0971  21719
Orario di apertura: tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 20:00,  Lunedì 14:00 - 20:00

Come arrivare


in auto: : sulla ss Basentana uscita Potenza centro; proseguire per il centro storico.
in treno: ferrovie dello stato: linea Foggia – Potenza; linea Napoli - Potenza - Taranto.
in aereo: Aeroporto di Napoli - Aeroporto di Bari

Dedicato a Dinu Adamesteanu, il “fondatore” dell’archeologia in Basilicata, il museo  è ubicato nel Palazzo Loffredo, tra i più antichi palazzi nobiliari della città di Potenza.

La superficie espositiva di oltre 2000 mq è suddivisa in diverse sezioni che illustrano anche con apparati didattici in italiano e inglese, l'evoluzione culturale della Basilicata antica dalla fase antecedente alla colonizzazione greca sino alla conquista da parte dei Romani.

Percorso Museale:
il Museo è articolato su due piani secondo un criterio cronologico e territoriale.

La precolonizzazione
Lo spaccato sulle popolazioni della Basilicata antica si apre con i ritrovamenti della prima età del Ferro provenienti dall'Incoronata-San Teodoro (Pisticci) e da Santa Maria d'Anglona, quando tra il IX e l'VIII secolo, popolazioni indigene (Chones-Enotri) occupano le fertili pianure della costa ionica della Basilicata. Di particolare rilievo, sono complessi ornamenti in bronzo e in oro e spade con fodero in bronzo decorato con sottili incisioni.

Le colonie greche
Proveniente dalla colonia greca di Metaponto è esposto qui un raffinato copricapo cilindrico (polos) appartenuto a una  sacerdotessa, straordinaria opera di oreficeria tarantina.
Importanti ritrovamenti archeologici provengono da Siris, fondata da popolazioni greche scacciate da Colofone nella prima metà del VII secolo a.C..

L'Enotria
L'Enotria, la terra del vino (dal greco oinos, vino), è quella parte della Basilicata che comprende le aree interne delle valli dei fiumi Agri e Sinni, occupate da genti di stirpe enotria a partire dal IX-VIII sec. a.C.
La maggior parte delle informazioni sugli Enotri proviene dallo scavo delle necropoli, caratterizzate da sepolture a fossa con il defunto deposto in posizione supina.
Complesse parures con ornamenti in ambra e in metalli anche preziosi testimoniano rapporti commerciali con il Mediterraneo orientale e con le regioni del Mar Baltico.
Nel  VI sec. a.C. le relazioni con Greci ed Etruschi favoriscono un notevole sviluppo culturale di questi territori e l'acquisizione di usanze straniere da parte delle elites locali, quali il banchetto funebre, l'adozione di armature di tipo greco e di culti di origine ellenica.
Ceramiche greche a figure nere e rosse, oltre a ceramiche enotrie dalla decorazione geometrica esuberante, caratterizzano i corredi funerari relativi a questa fase storica.

Il Materano
Tra il IX e l'VIII sec. a.C. genti di stirpe apula occupano le colline che controllano la  valle dei fiumi Bradano e Basento  e stabiliscono rapporti culturali e di scambio con i Greci.
Tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C. la parte settentrionale del territorio materano viene occupata dai Lucani. Nei centri del basso Materano restano ancora insediate le aristocrazie apule, il cui elevato tenore di vita è testimoniato dai ricchi corredi funerari.

I Peuketiantes
Erano popolazioni che abitavano le aree interne montuose della Basilicata settentrionale. I Peuketiantes seppellivano i defunti in posizione fetale.

E’ del VI sec. a.C.  uno dei ritrovamenti più eccezionali avvenuto a Baragiano (Potenza): un nucleo di sepolture, in una delle quali  sono state ritrovate parti di un'armatura greca, la bardatura da parata di due cavalli e un servizio di vasi attici a figure nere, unico nel mondo indigeno della Basilicata. Sono esposti nel museo  ricchi corredi (fine VI- metà V sec. a.C.), che fanno pensare alla sepolture dei basileis (re) Peuketiantes, ritrovati a Braida di Vaglio.

So esposti servizi di vasi in bronzo di produzione greca ed etrusco-campana, insieme allo strumentario da banchetto e a ceramiche da mensa d'importazione greca. Dalle tombe provengono anche armi da offesa e armature, oltre a pettorali e maschere per i cavalli, tra i quali la maschera di cavallo (prometopidion) in bronzo scelta come simbolo del Museo. I gioielli più preziosi di Vaglio sono stati rinvenuti nella sepoltura di una bambina.

I Lucani
Verso la fine del V sec. gruppi oscosanniti provenienti dall'area centro-italica, i Lucani, si trasferiscono dalle montagne alle pianure costiere e occupano le città greche di Poseidonia e di Cuma. Lentamente prendono il controllo della parte interna della Basilicata: nasce così, nel corso del IV secolo a.C., quella che le fonti antiche denominano "grande Lucania", divisa dopo il 356 a.C. in Lucania e Bruttium.
Nel Museo è ricostruito l'ambiente del santuario di Rossano di Vaglio, vero e proprio santuario federale frequentato da tutte le genti lucane a partire dal IV sec. a.C., e intitolato alla dea Mefite. Lamine sbalzate e frammenti di statue in bronzo, gioielli in oro e argento che ornavano la statua della dea, statuette in terracotta costituiscono gli ex-voto più preziosi, esposti nel Museo con un allestimento particolarmente suggestivo.

I Romani
Alla fine del IV sec. a.C. i Romani conquistano gran parte della Lucania. Le fondazioni della colonia latina di Venusia (Venosa) e del centro di Grumentum sanciscono il controllo militare e politico di Roma su questi territori
Nella nuova organizzazione del territorio e sino al III-IV secolo d.C. le ville, residenze dei senatori e dei ricchi proprietari terrieri, acquistano un particolare rilievo.
Nel museo è stato ricostruito un ninfeo con pavimento a mosaico, da Cugno dei Vagni (Nova Siri).