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VENOSA (Potenza): LE CATACOMBE EBRAICHE
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CATACOMBE EBRAICHE DI VENOSA
Visite su prenotazione: tel. 0972.36095.


COME ARRIVARE A VENOSA

DA NORD
Da Foggia: S.S. 655, Foggia - Matera, (Bradanica), uscire a Venosa sud.
Dal litorale tirrenico: A16 Napoli – Canosa, uscire a Candela, poi prendere la S.S. 655 Foggia - Matera ed uscire a Venosa sud.

DA SUD
Dal litorale ionico: S.S. Ionica 106, uscire a Metaponto.S.S. 407, Metaponto - Potenza, (Basentana) ed immettersi sulla S.S. 658, Potenza - Melfi.Uscire allo svincolo per Barile e seguire le indicazioni per Venosa.
Da Potenza: S.S. 658 Potenza - Melfi. Uscire allo svincolo per Barile e seguire la segnaletica per Venosa.
Da Bari e dintorni: S.S. 98, all'altezza di Canosa di Puglia, prendere la S.S. 93 Canosa - Lavello e seguire le indicazioni per Venosa.


La presenza ebraica nella città risale forse all’epoca della diaspora iniziata dopo la conquista di Gerusalemme e la distruzione del Tempio, avvenuta nel 70 d. C. ad opera di Tito.

Secondo alcuni studiosi, già alla fine dell’età repubblicana vivevano a Venosa liberi commercianti ebrei. A questi si sarebbero aggiunti, sotto Tito ed Adriano, gruppi di prigionieri provenienti dalla Giudea: si sarebbe così formata una vera e propria comunità organizzata.
Dallo studio delle epigrafi emerge che il nucleo di Ebrei venosini non era di origine palestinese e mesopotamico, ma apparteneva all’area linguistica e culturale ebreo-ellenistica..

Dalle stesse iscrizioni apprendiamo che gli Ebrei residenti a Venosa si dedicavano alle  scienze mediche, al commercio e all’artigianato e praticavano il proprio culto con loro sacerdoti e propri templi. Alcuni di essi ricoprivano cariche importanti nell’amministrazione della città, come è attestato  da due distinte iscrizioni, databili ai secoli IV-V d. C., che attribuiscono ad un Aussanio e ad un Marcello il titolo di “patrono della città”, di solito conferito a personaggi ricchi ed influenti.
Le catacombe ebraiche sono scavate nel tufo granulare vulcanico della collina “La Maddalena”, a circa 2 km da Venosa in direzione N-NE.

Secondo testimonianze epigrafiche  risalgono al periodo tra il IV e il VI secolo d.C.

Questo complesso catacombale, scoperto ufficialmente nel 1853 forse era già noto dal XVI secolo e sarebbe già stato visitato nel 1842. Dal 1974 à diventato oggetto di studio sistematico.

In anni recenti un cospicuo finanziamento di 5.681.000 euro del Ministero per i beni e le attività culturali ha avviato dei lavori  di valorizzazione  consentendo la riqualificazione ambientale, il restauro, il recupero funzionale e ulteriori scavi archeologici. Le catacombe sono state inaugurate il 21 ottobre 2007.

Il complesso presenta una serie di ipogei (gallerie e cunicoli): si tratta di una serie di corridoi lungo i quali sono disposte le sepolture (finora ne sono state identificate 590) e le iconografie del popolo ebraico.
All’interno si trovano loculi parietali e nicchie contenenti due o tre tombe, oltre a loculi laterali per i bambini.


Ogni piano è costituito da strati argillosi o da depositi sabbiosi e ciottolosi.
Lo scavo nelle pareti e la natura estremamente friabile del terreno hanno provocato il crollo delle pareti e il conseguente abbandono dell’ipogeo

Nel 1974  è stato scoperto un settore inedito che conserva un arcosolio affrescato. Nella lunetta è dipinto il tradizionale candelabro ebraico a sette bracci, affiancato a destra dal corno e da un ramo di palma e a sinistra da un cedro e da un’anfora.
Originariamente, la tomba era rivestita in marmo pregiato: è un caso unico che non ha riscontro nel resto della catacomba e che fa ritenere che la sepoltura appartenesse ad una persona di ceto e censo elevati.

Le iscrizioni sono redatte in greco, latino ed ebraico; spesso le epigrafi sono bilingui,

I testi delle iscrizioni forniscono notizie sull’organizzazione della comunità venosina.