Domenica 25 Settembre 2016
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ITINERARI SUL VESUVIO
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                               LA VALLE DELL'INFERNO
Affascinante itinerario ad anello che consente di percorrere l'interno dell'antica caldera entro cui si è formato, in tempi geologicamente più recenti, il Gran Cono del Vesuvio. Il meccanismo di genesi della caldera, di cui il Monte Somma costituisce oggi il margine più elevato, è noto da tempo agli scienziati. Essa è la conseguenza del collasso di un antico edificio vulcanico interessato da una grande eruzione esplosiva (c.d. Pliniana). Le eruzioni del tipo descritto generano, infatti, enormi emissioni di magma concentrate in periodi relativamente brevi. Il conseguente rapido svuotamento della camera magmatica, sottostante il cratere d'emissione, provoca, a sua volta, repentini collassi degli strati di roccia sovrastanti. Il cedimento si propaga poi verso l'alto sino ad assumere, in superficie, la tipica forma di una depressione asimmetrica a contorno subcircolare o ellittico. Della depressione in discorso il Monte Somma occupa oggi i margini orientali e settentrionali, mentre, essendo la detta caldera asimmetrica, a sud e ad ovest è residuato solo un grande altopiano conosciuto come Piano delle Ginestre. All'interno della caldera si è formato successivamente il Gran Cono del Vesuvio e la Valle dell'Inferno costituisce proprio la parte dell'antica depressione rimasta interclusa, tra la cresta orientale del Somma e la nuova bocca vulcanica formatasi al suo interno.

Tra i punti notevoli dell'escursione si segnala la c.d. Cupola del 1937, visibile subito dopo la conclusione dello stradello sterrato che sale da Ottaviano. Si tratta di un cratere eccentrico formatosi a seguito del progressivo ristagno di lave viscose attorno al centro d'emissione. Notevoli anche le visioni a volo d'uccello sul Golfo di Castellammare, oltre che sull'isola di Capri, entrambe percepibili appena raggiunta la c.d. Strada Matrone proveniente dai comuni di Trecase e Boscotrecase. Dopo aver risalito per un lungo tratto la predetta Strada Matrone ed aver successivamente fiancheggiato il Gran Cono, si ridiscende nella Valle dell'Inferno sino a raggiungere le pendici interne del Monte Somma. Qui è possibile ammirare una particolare formazione geologica, difforme rispetto alle rocce che la circondano, formatasi a seguito dell'intrusione di magma entro fratture dell'antico edificio vulcanico. Questo tipo di formazione denominata "dicco" culmina, nel caso specifico, con uno svettante arco naturale posto sul vertice superiore dello strato roccioso. Di grande effetto anche il profondo crepaccio lavico, visibile subito dopo aver raggiunto l'ampia balconata naturale che consente di affacciarsi sulla piana del fiume Sarno. Se si esclude il tratto iniziale dell'escursione, la vegetazione incontrata è costituita prevalentemente da ginestra dell'Etna e Robinia pseudoacacia. Si tratta, in entrambi i casi, d'essenze estranee all'originario ecosistema vesuviano importate, a partire dall'inizio del XX secolo, per riforestare le quote più elevate del vulcano ed impedire le allora frequenti colate di fango, estremamente rovinose per gli abitati vallivi.

 Avvertenze: escursione fisicamente impegnativa, di lunga durata, con notevole salto altimetrico, ma senza difficoltà tecniche di rilievo. Da non sottovalutare anche le forti escursioni termiche tipiche del periodo estivo.

                              LUNGO I COGNOLI
Descrizione: interessante itinerario ad anello che consente di ascendere i fianchi dell'antico Somma, ossia del protovulcano probabilmente demolito da più eruzioni esplosive succedutesi nel corso di migliaia d'anni. Il Monte Somma attuale è, infatti, ciò che residua di una più ampia struttura alta, in origine, oltre 2.000 metri. Attualmente il complesso vulcanico Somma-Vesuvio si presenta dunque con due strutture distinte: il Gran Cono del Vesuvio situato all'interno del più vecchio cono del Somma. La cresta di quest'ultimo presenta una serie di picchi denominati Cògnoli (termine dall'oscuro etimo) culminanti con i 1.131 metri della Punta Nasone. Il sentiero ivi descritto consente di giungere in prossimità delle due cime più orientali: i Cògnoli d'Ottaviano (1.112 metri) e i Cògnoli di Levante (832 metri). Tra i punti notevoli dell'escursione si segnala il maestoso Castello d'Ottaviano. Quest'ultimo è posto lungo la strada carrabile che conduce all'imbocco del percorso pedonale. Il castello in discorso fu eretto, a discapito di una preesistenza d'epoca longobarda, per desiderio di un ramo della famiglia dei Medici cui era stato concesso in feudo il Principato d'Ottaviano. Secondo la tradizione il castello vide Papa Gregorio VII celebrare una mesta messa prima di raggiungere, nel 1086, il suo esilio salernitano. Altri ospiti illustri furono quasi certamente Giuseppe Bonaparte, Giocchino Murat e Gabriele D'Annunzio. Nella fase iniziale il sentiero si sviluppa dapprima in un bosco misto, composto prevalentemente da castagno, ontano napoletano e carpino nero, di poi in una pineta di rimboschimento (pino marittimo e pino d'aleppo) impiantata per consolidare il crinale sabbioso suscettibile di pericolosi cedimenti.

La parte dell'escursione più interessante da un punto di vista paesaggistico, si raggiunge però quando, scavalcato il crinale del Somma, ci si può affacciare sul versante opposto. Il paesaggio che si apre davanti agli occhi dell'escursionista lascia davvero senza fiato. Esso comprende la Valle dell'Inferno (sud), il Gran Cono Vesuviano (sud-ovest), l'Atrio del Cavallo invaso dal fiume pietrificato delle lave del 1944 (ovest), l'orrido Vallone dell'Arena e l'imponente Punta Nasone (nord-ovest). Lasciato alle spalle lo splendido panorama, si prosegue per un po' lungo il crinale, sino ad una selletta da cui si diparte una ripida discesa sabbiosa. Quest'ultima conduce, in breve, alla parte dell'itinerario comune con il sentiero n. 1 (si veda la scheda relativa). Per ciò che riguarda la fauna presente in zona si rileva l'ampia presenza di lepri. Degna di menzione è anche la presenza dei rapaci rappresentati, tra l'altro, dalla poiana e dal falco pellegrino.

Avvertenze: si tratta di un'escursione mediamente impegnativa, di lunga durata, la cui difficoltà principale è nel notevole dislivello altimetrico. Da non sottovalutare anche le forti escursioni termiche tipiche del periodo estivo. Porre infine attenzione al tratto dell'itinerario lungo il crinale del Somma. E' esposto e sdrucciolevole.

                               IL GRAN CONO
Itinerario ad anello percorso ogni anno da migliaia di visitatori attratti dal fascino del Gran Cono Vesuviano. Le sensazioni d'attonito stupore e reverenziale timore, che spesso assalgono il visitatore posto al cospetto di cotanto spettacolo della natura, sono state registrate in numerosi diari di viaggio. Tra questi ultimi si ricorda quello dello scrittore Classens de Jöngste che così descriveva la violenta emozione procuratagli dal vulcano: "... là solamente si concepisce come gli uomini hanno creduto all'esistenza di un genio malefico, che si opponeva ai disegni della Provvidenza. Si è costretti a domandare a se stessi, nel contemplare tali luoghi, se la bontà sola presiedeva ai fenomeni della creazione, ovvero se qualche principio nascosto forzava la natura, come l'uomo, alla ferocia" (Classens de Jöngste, Souvenirs d'une promenade au Mont Vesuve, Naples, 1841). Naturalmente l'emozione odierna non può rivaleggiare con quella provata dai visitatori del tempo in cui il Vesuvio era attivo e fumante. Esplicativa, al riguardo, è una memoria scritta di Charles Dupaty, celebre avvocato francese del XVIII secolo: " ... estasi per questo deserto, quest'altezza, questa notte, questo monte di fuoco. E io sono qui! La notte intera vorrei trascorrere accanto a questo incendio per vedere poi il sole spegnerlo con la forza dei suoi raggi abbaglianti ... Addio, Vesuvio; addio, lava; addio, fiamma di cui risplende e si cinge questo profondo abisso; addio, montagna così temibile e così poco temuta ... " (Charles Dupaty, Letters sur l'Italie en 1785).

Da un punto di vista geovulcanologico occorre rilevare che la grande voragine, che si spalanca ancor oggi dinanzi al visitatore, non è un cratere isolato, bensì parte di un più ampio complesso vulcanico: il Somma-Vesuvio. Quest'ultimo si presenta con due strutture principali ben distinte: il Gran Cono del Vesuvio situato all'interno di ciò che residua del più vecchio cono del Somma. Per quanto più specificatamente riguarda il Vesuvio, va altresì sottolineato che esso è ubicato in corrispondenza di un incrocio di fratture della crosta terrestre, lungo le quali si sono aperte ulteriori bocche eruttive minori. E' questo il caso, ad esempio, del conetto avventizio dei c.d. Camaldoli di Torre del Greco, ben visibile dalla cima del Gran Cono (in direzione sud, sud-est) in virtù, sia della notevole dimensione, sia della presenza, sulla sommità, di un evidentissimo edificio religioso. Piuttosto ben visibili risultano anche le bocche eruttive del 1760, che appaiono come una serie di "cunette" ravvicinate, poste lungo un'evidente linea di frattura. Ulteriore punto notevole della passeggiata è lo straordinario panorama che si può godere sull'intero arco del Golfo di Napoli, da Punta Campanella sino a Capo Miseno.

 Avvertenze: si tratta di un'escursione abbastanza breve, leggermente impegnativa in relazione alla discreta pendenza del tratto dell'itinerario situato tra il parcheggio a quota 1.000 e l'orlo del Gran Cono. Da non sottovalutare anche le forti escursioni termiche che possono presentarsi inopinatamente in qualsiasi periodo dell'anno. Si fa presente, infine, che l'imbocco del sentiero è soggetto a pedaggio a favore delle Guide Alpine Vulcanologiche, ivi preposte alla sicurezza del visitatore.

                                              IL FIUME DI LAVA
Breve itinerario che consente di raggiungere il braccio principale della colata del 1944 che, a sua volta, si spinse fino agli abitati di San Sebastiano e Massa di Somma distruggendoli completamente.
Anche Cercola fu minacciata ma, per sua fortuna, prima che il torrente lavico la raggiungesse, il vulcano smise di far tracimare le lave da quello che sino a quel momento era stato il principale centro d'emissione generando, invece, una gigantesca fontana incandescente.
Il fenomeno predetto ebbe l'effetto di distribuire il materiale rovente su una vastissima superficie, bloccando, nel frattempo, l'alimentazione della colata principale che, dopo poco, rallentò sino a fermarsi a 120 metri di quota e ad 1 Km, circa, dalle prime case del paese.
Tutta la colata del '44 è coperta attualmente da una splendida prateria di Stereocaulon vesuvianum, un lichene endemico dall'aspetto coralloide e dal colore grigio argenteo, cui si deve la prima fase di colonizzazione dei suoli resi sterili dalla rovente carezza del vulcano.
L'organismo in questione, frutto della simbiosi tra un fungo e un'alga, (il primo si approvvigiona d'acqua e sali minerali, la seconda provvede alla fotosintesi clorofilliana) è in grado di aggredire e frantumare, sia pure impercettibilmente, le masse laviche compatte e/o scoriacee sulle quali attecchisce e prospera.
Le ridotte quantità di terreno che quest'organismo è in grado di produrre sono comunque sufficienti per il successivo sviluppo di una vegetazione di tipo erbaceo. Quest'ultima è, a sua volta, condizione indispensabile per una tipologia di flora ancora più varia ed evoluta.
In definitiva, grazie all'opera dello Stereocaulon vesuvianum, la completa colonizzazione dei suoli vesuviani percorsi dalle lave avviene in pochi decenni piuttosto che in secoli.
La vegetazione, lungo gran parte del resto del percorso, si presenta sotto forma di bosco misto, con un ricco sottobosco in cui sono presenti, tra l'altro, il pungitopo, la rosa di macchia e il giglio rosso.
Non mancano tratti a macchia con esplosione di colori nel periodo primaverile.
Particolarmente suggestiva la fioritura giallo-fuxia dovuta alla contemporanea efflorescenza di ginestre e valeriana rossa.

Avvertenze: si tratta di un breve itinerario per tutti, senza particolari difficoltà tecniche o escursioni altimetriche. Frequentabile anche d'estate in virtù dei tratti ombreggiati insinuati nel cuore della folta boscaglia

PRENOTAZIONI VISITE GUIDATE: La Porta del Veuvio s.r.l. TEL: 081 274200




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