Domenica 25 Settembre 2016
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SCAVI ARCHEOLOGICI DI ERCOLANO
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Indirizzo: Corso Resina, 1 - 80056 Ercolano (NA)


Telefono: info: 081-85 75 347 (aprile-ottobre, tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 15.00)


Biglietteria: 081 - 77 77 008. Per informazioni sulla sezione didattica: 081 - 85 75  331


Fax: 081 - 77 77 16 992


Orari: 30 - 19.30 (aprile-ottobre: ultimo ingresso ore 18.00);
8.30 - 17.00 (novembre-marzo: ultimo ingresso alle 15.30).

Per arrivare
L’area archeologica si trova alle estreme pendici sud-ovest del Vesuvio, a sud dell’odierno abitato, fino al 1969 chiamato Resina. Dista 14,8 km dall’aeroporto di Napoli-Capodichino.
• in auto: autostrada A3 Napoli-Salerno e uscire a Ercolano.
• in treno: il Museo dista 700 m dalla stazione della Circumvesuviana di Ercolano-Scavi e 1,6 km dalla stazione Portici-Ercolano delle Ferrovie dello Stato.
• mezzi pubblici: da Napoli, autobus 157 e filobus 255.

SCAVI ARCHEOLOGICI DI ERCOLANO: CENNI STORICI

Ercolano, con Pompei e le ville di Oplontis, nel 1997 è stata dichiarata dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”: con i suoi resti offre una testimonianza unica  al mondo della vita e della società romana con abbondanza di particolari. Le altissime temperature sviluppate dall’eruzione del Vesuvio hanno infatti determinato a Ercolano un fenomeno di conservazione assolutamente originale e in larga misura privo di confronti anche nella stessa Pompei. Ercolano ha restituito le testimonianze più ricche e complete del mondo antico, riferite anche ad aspetti e temi della vita quotidiana e della società romana (religione, ambito domestico, abbigliamento, arredi): materiali organici, carbonizzati, di ogni genere, quali tessuti, papiri, legni, commestibili, tavolette cerate, tutte preziose fonti di informazione per quegli aspetti quotidiani della civiltà romana.


L’ eruzione del 79 d.C. ha fatto sì che a noi giungesse una città intera nelle forme proprie impresse da una catastrofe appena compiuta: tetti scoperchiati, muri abbattuti, porte scardinate, statue travolte, suppellettile disseminata ovunque, tutto però in larga misura recuperabile o ricomponibile come mai accade negli scavi condotti in altre zone archeologiche del mondo. Per tutto ciò che è venuto alla luce a Ercolano, da un punto di vista conservativo, il tempo sembra non essere trascorso dalla notte del 79 fino al momento della scoperta. 
Nel 1709, durante gli scavi di un pozzo, si ritrovò il muro della scena del teatro. Ebbero così inizio, praticando dei cunicoli nel terreno, le prime esplorazioni. Nel 1738 con Carlo di Borbone s’iniziarono scavi regolari, sempre per cunicoli.
 Dopo il ritrovamento del teatro e della basilica, nel 1752 si rinvenne la Villa dei papiri, così detta per la ricca biblioteca di testi greci, oggi  custoditi nell’omonima Officina della Biblioteca Nazionale di Napoli.


I lavori vennero sospesi nel 1790 preferendo quelli più semplici, a cielo aperto, di Pompei e Stabia.  Ripresero nel 1828 con la tecnica dello sterro e non più quella dei cunicoli sotterranei e dei pozzi di discesa. Un’altra fase di scavi a cielo aperto si ebbe fra il 1869 e il 1875.
Artefice della sistematica operazione di scavo a cielo aperto è stato Amedeo Maiuri che fra il 1927 e il 1958 ha riportato alla luce la  buona parte della città verso sud, fino al rinvenimento dell’antica spiaggia e del tempio di Venere; nel frattempo è stata resa visitabile anche parte della Villa dei papiri. In cavità destinate al rimessaggio delle imbarcazioni, i cosiddetti fornici, sono stati rinvenuti oltre 250 scheletri degli abitanti che lì avevano  trovato rifugio in attesa di poter prendere il largo, una volta calmatesi le acque, e che qui furono invece sorpresi dalla nube ardente.


L’area archeologica
Gli scavi di Ercolano  hanno una superficie  di circa 19 ettari. La sua popolazione forse era di circa 4.500 abitanti. Già dal IV secolo a.C.,  è probabile che l’impianto urbano comprendesse tre decumani e cinque cardini, oggi visibili solo in parte. Interessante l’edilizia domestica e il fatto che, a differenza di Pompei, si sono conservati gli alzati degli edifici e i materiali organici.
Le ricerche sulla Villa dei papiri, fastosa residenza patrizia con un fronte mare di 250 m,  interrotte nel 1765 ripresero nel 1996 con una campagna di scavi che ha messo in luce il quartiere dell’atrio e un primo piano inferiore, ora aperti al pubblico su prenotazione. Dalla villa provengono più di mille rotoli di papiro, sculture in marmo e bronzo e pavimenti marmorei: oltre al portico colonnato verso il mare, grandioso era il peristilio, di 10 × 37 m, al centro del quale si trovava una grande piscina.


Da non perdere:
- al cardine III, la Casa dello scheletro, per le decorazioni parietali e pavimentali;
- all’angolo del decumano massimo è la Sede degli augustali (addetti alle cerimonie di culto in onore degli imperatori) dove sono visibili  le travi del colonnato e un tramezzo a graticcio in legno e pietrame;
le Terme, suddivise in sezioni maschile e femminile, decorate con mosaici e dipinti;
Casa del tramezzo di legno, dal prospetto esterno a due piani perfettamente conservato;
Casa a graticcio, semplice abitazione con pareti a graticcio di legno e pietrame.
- Casa dell’atrio a mosaico, con terrazza sul mare.
Casa sannitica, che conserva eccellenti pitture di I stile;
Casa di Nettuno e Anfitrite (così denominata per il soggetto dei mosaici del triclinio estivo), con annessa bottega ben conservata;
- nel decumano massimo, in un'ampia strada in terreno battuto, destinata al transito pedonale, si trova la Casa del bicentenario (gli scavi furono ultimati nel 1938), con un lussuoso tablinum decorato e piano superiore accessibile;
- Sul cardine V, la Casa dell’Atrio corinzio e un forno in ottimo stato di conservazione;
la Palestra d’età augustea;
Casa dei cervi, una delle più ricche della città con decorazioni e terrazze sul mare;
Casa del rilievo di Telefo, anch’essa signorile
le Terme suburbane, vicino alle quali furono  rinvenuti i resti degli abitanti;
-   dall’ingresso dell’area archeologica, lungo il corso Resina, al n. 23 vi è l’accesso al 
     Teatro, di età augustea e con 2500 posti. Ancora sepolto, è raggiungibile con una scala
     di 72 gradini scavata nel banco di detriti solidificati che ricoprì la città.




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