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NAPOLI, MARATONA TEATRO ANATOMICO DAL 10 AL 16 GENNAIO 2010
(Articolo letto 2415 volte)

Dopo Auguri e Figli Maschi! con la regia di Antonio Latella, i sei attori della compagnia stabile del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli saranno interpreti per sei registi differenti, in un affresco multiforme per tematiche e linguaggi che ha lo spazio come denominatore comune: un corridoio delimitato da due gradinate, unica possibilità per il corpo dell'attore.

In questo non luogo, il Teatro Anatomico, l'attore è vivisezionato dagli sguardi degli spettatori. I sei monologhi andranno in scena, uno al giorno, da lunedì 10 a sabato 15 gennaio 2011 alle ore 21.00, e, consecutivamente, in una maratona, programmata per domenica 16 gennaio 2011, dalle ore 12.00 alle ore 20.00.

Un appuntamento speciale che chiuderà anche la stagione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, tornando in scena dal 2 all’8 maggio 2011, con le stesse modalità.

Si comincia con La fame di Linda Dalisi e la regia di Agnese Cornelio, interpretato da Valentina Vacca, lavoro ispirato alla vita e all'opera di Simone Weil. Si prosegue con Misfit Like A Clown, testo e regia di Linda Dalisi con Daniele Fior; riscrittura teatrale di Opinioni di un Clown di H. Böll. Quindi Rosa Lux per la regia della portoghese Paula Diogo con Caterina Carpio che farà rivivere per noi le lettere di Rosa Luxemburg. Pierpaolo Sepe dirige Massimiliano Loizzi in Prometeo di Federico Bellini, un lavoro ispirato al Prometeo incatenato di Eschilo. Giovanni Franzoni è Giuda nella creazione di MK, formazione indipendente che si occupa di performance, coreografia e ricerca sonora. Chiuderà Candida Nieri, protagonista de Il Velo, testo sulla Sacra Sindone di Federico Bellini, per la regia di Tommaso Tuzzoli.
Tutti gli spettacoli sono prodotti dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e si avvalgono della co-produzione del Napoli Teatro Festival Italia e della Fondazione Campania dei Festival, che sostengono l’attività della compagnia stabile nel biennio 2010-2012.

LA FAME
Lunedì 10 gennaio ore 21.00, domenica 16 gennaio ore 12.00
Liberamente ispirato agli scritti e alla vita di Simone Weil
di Linda Dalisi
regia Agnese Cornelio
con Valentina Vacca

La Fame è il monologo di Linda Dalisi in sei movimenti per donna plurima e unificata insieme, liberamente ispirato agli scritti e alla vita della filosofa Simone Weil. In scena Valentina Vacca è sindacalista, mistica, operaia, soldato mancato, non più ebrea, non già cristiana, insegnante, rivoluzionaria, anarchica, idealista, pre-femminista: performer dell’esercizio dell’attenzione.
Sospesa nella solitudine di una cella, si sottrae a ogni definizione per dare un corpo alla parola. Si esercita a tradurre in azione il proprio linguaggio, parla con un corpo di donna. Il suo lavoro, costante, ininterrotto, è il suo pensiero: disciplinarsi, agire.
Le musiche sono a cura di Franco Visioli, le scene e i costumi di Oliver Helf, il disegno luci di Simone De Angelis.


MISFIT LIKE A CLOWN
Martedì 11 gennaio ore 21.00, domenica 16 gennaio ore 13.30
Liberamente ispirato a “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll
testo e regia Linda Dalisi
con Daniele Fior

Liberamente tratto da Opinioni di un clown, capolavoro letterario di Heinrich Böll, Misfit like a clown, assolo di Daniele Fior, porta in scena il Fondamentalismo del disertore. La drammaturga e regista Linda Dalisi si chiede: si può lottare contro un sistema? ci si può sottrarre alle sue “regole del gioco”?
Attraverso la finzione di un gioco da tavolo Mencsch-ärgere-dich-nicht (Uomo non diventare matto) che Hans, il clown del romanzo di Böll, amava fare per rilassarsi in compagnia della sua donna, seguiamo un percorso che porta all’accettazione di una perdita. Ma se la pedina del gioco fosse “il disertore” e prendesse la decisione di sottrarsi alle norme stabilite, di ignorare le regole, quali sarebbero le conseguenze?
Hans racconta il fondamentalismo del disertore. Reclama il suo amore, rivuole indietro la sua donna, plagiata dai salotti cattolici del dopoguerra. Muove se stesso sul grande tabellone di un gioco troppo più grande di lui. Diserta. Fa obiezione. Spera. Tira il dado, e spera che il numero lo porti in una direzione opposta a quella prevista dal sistema.
Sia il lavoro sul costume di scena (Graziella Pepe) sia quello sulle musiche (Franco Visioli) hanno giocato a inserire quelle sgranature tipiche del cinema muto, mentre lo studio sugli elementi scenici parte dall’idea di confondere il confine tra astrazione e realtà. “Reale ciò che non esiste e irreale ciò che ho vissuto” dice Hans, dichiarando quanto l’orrore della guerra e della perdita sia impossibile da accettare, contro la forza costruttrice dell’immaginazione e dell’arte.

ROSA LUX
Mercoledì 12 gennaio ore 21.00, domenica 16 gennaio ore 15.30
drammaturgia Paula Diogo e Linda Dalisi, traduzione Clelia Bettini
regia Paula Diogo
con Caterina Carpio

Rosa Luxemburg è una voce che fino alla fine ha creduto nella forza del movimento collettivo, della coscienza e della responsabilità sociale e civile e che con coraggio ha sottolineato la necessità, per la politica, di pensare al mondo e alle persone. Ma “ROSA LUX non è né una ricostruzione storica, né un atto di propaganda, né tantomeno un proclama ideologico. ROSA LUX è una voce che rompe il silenzio.
Con la violenza di una morte. Una donna seduta a tavolino legge le carte, si rivolge a qualcuno che non c’è. Parla da sola. Rilegge e riscrive ripetutamente le stesse parole cercando di aggiustarle, di farle durare nel tempo”. In scena Caterina Carpio, suono Franco Visioli, disegno luci Simone De Angelis, scene e costumi Graziella Pepe.


IL VELO
Giovedì 13 gennaio ore 21.00, domenica 16 gennaio ore 20.00
di Federico Bellini
regia Tommaso Tuzzoli
con Candida Nieri

Il Velo, testo sulla Sacra Sindone scritto da Federico Bellini ed interpretato da Candida Nieri, racconta la storia di una donna la cui vita è stata sottratta al mondo per divenire suora di clausura. Lo sguardo di questa donna, di cui altri hanno deciso il destino, è confinato tra le grate di un convento da cui è possibile, solo, sentire e vedere la pioggia.
Il suo racconto, come in una lunga confessione, è dolce come il rumore dell’acqua mossa da innocenti mani di bambina, l’andamento è quello di una ballata attraverso la quale si ripercorre la sua vita: bambina, fanciulla/novizia, donna/suora.
Nel 1532, nella Saint-Chapelle di Chambery, un incendio rischiò di bruciare per sempre quella che oggi riteniamo la più significativa reliquia della cristianità, la Sacra Sindone. Due anni più tardi, tre suore clarisse della stessa città rammendarono il Lenzuolo con grande devozione e perizia, restituendoci l'immagine di un Cristo ferito non soltanto dalla Passione ma anche dall'incuria degli uomini che dovevano custodire l'impronta del suo corpo.
In questo monologo, l’autore ha cercato di ricostruire, avvalendosi anche di testimonianze del tempo, la vicenda di una delle sorelle, chiamate ad adempiere a questo compito. La protagonista del racconto rivive le tappe della sua biografia, dalla scelta di abbracciare la vita di clausura fino al momento in cui viene investita della responsabilità di prendersi cura dell'immagine sacra.
Ma il velo è anche metafora di molte verità non dette, contraddizioni che ancora la Chiesa sceglie di non affrontare, puntando piuttosto sulla celebrazione di un'immagine, che, autentica o no, continua a servire lo scopo di ogni sua ostensione, quella prova di verità che non serve ed è altra cosa rispetto alla purezza del credere. Lo spettacolo si avvale del disegno luci a cura di Simone De Angelis, le scene e i costumi di Graziella Pepe.

PROMETEO
Venerdì 14 gennaio ore 21.00, domenica 16 gennaio ore 17.00
Liberamente ispirato a “Prometeo incatenato” di Eschilo
di Federico Bellini
regia Pierpaolo Sepe
con Massimiliano Loizzi

“Prometeo, secondo il mito, è colui che ha rubato il fuoco agli dei per donarlo agli uomini. Per questa colpa Zeus, attraverso i suoi emissari Potere e Forza, lo incatena ad una roccia ai confini della Terra. La sua colpa è quindi la rivolta, la ribellione; forse per questo molti commentatori scorgono in Prometeo la figura che in qualche modo anticipa, prefigura, la condizione umana,  quell’antitesi per cui ci troviamo ad essere, per natura, assoggettati a qualcosa che ci trascende, ci supera.
Prometeo è quindi, sotto un certo punto di vista, il vero paladino degli uomini; non soltanto ruba per loro, ma addirittura ne condivide l’essenza, la situazione esistenziale. Eppure, affrontando questo grande mito, non sono riuscito a liberarmi dall’idea, in fondo piuttosto pessimista, che Prometeo non sia che la vittima di un doppio tradimento, perpetrato da entrambi, per così dire, gli schieramenti: gli dei da un lato e gli uomini dall’altro.
Prometeo si schiera con Zeus per sconfiggere i suoi stessi fratelli, i titani, ma sarà appunto Zeus a incatenarlo alla roccia. D’altra parte gli uomini, a cui Prometeo non solo ha portato il fuoco, ma anche quell’insieme di arti che potremmo definire tecnica, hanno fatto davvero buon uso di questo enorme dono?
Partendo da questa riflessione, ho cercato di raccontare la storia di un vinto, uno sconfitto dall’esistenza che, incatenato a una panchina di una squallida città del Nord Italia, vive ogni giorno il suo deformato rapporto col mondo. Non è un dio, ma un uomo che con lucida follia riscrive continuamente la sua relazione con le cose, gli oggetti, le altre persone che ogni giorno incontra.
Tutto è immaginato, la realtà diventa finzione e viceversa. La sua grande rivolta è semplicemente sostare in quella panchina, fermo, senza aspettare che un salvatore possa liberarlo da quella condizione.
Un uomo che, come unico vero interlocutore, può avere soltanto quel dio con cui è, appunto, in naturale antitesi, il dio traditore e sconosciuto che permette il sopruso, la disuguaglianza, l’ingiustizia; tutte deviazioni dall’umano che trovano proprio negli uomini, gli altri grandi traditori, degli appassionati sostenitori”. Federico Bellini
In scena Massimiliano Loizzi, scene Francesco Ghisu, luci e suono Pierpaolo Sepe, costumi Annapaola Brancia D’Apricena , aiuto regia Francesca Giolivo, assistente alla regia Maria Conte.

GIUDA
Sabato 15 gennaio ore 21.00, domenica 16 gennaio ore 19.00
a cura di MK: Lorenzo Bianchi, Biagio Caravano e Michele Di Stefano
con Giovanni Franzoni

MK (Lorenzo Bianchi, Biagio Caravano e Michele Di Stefano), formazione indipendente di origine campana, che, da oltre dieci anni, si occupa di performance, coreografia e ricerca sonora, presenta una creazione in cui Giovanni Franzoni è Giuda. Guida che, per Michele Di Stefano, diventa l’esposto/ l’appeso/ il traditore/ il dodicesimo/ l’iniziato/ Hakim/ il predestinato/ Anthony Quinn in Zorba il Greco/ Iker Casillas nello spogliatoio prima della partita ma soprattutto il performer.
Attraverso l'ascolto in cuffia di un paesaggio sonoro che sembra anticipare sottolineare o irridere le azioni del performer – che in realtà agisce nel silenzio più assoluto - il pubblico è testimone di una lotta contro il tempo. Quel tempo che ha in serbo per il protagonista un percorso già scritto, che lo fa sprofondare nella condanna della ripetizione o nella misteriosa consapevolezza dell'iniziato.

 

Maratona Teatro Anatomico
Napoli, Nuovo Teatro Nuovo - da lunedì 10 a domenica 16 gennaio 2011
Inizio rappresentazione ore 21.00 (da lunedì a sabato), ore 12.00 (maratona di domenica)
Info e prenotazioni tel 081 4976267 email
botteghino@nuovoteatronuovo.it